Una lettura della marginalità attraverso lo spopolamento e l’abbandono nei piccoli comuni

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di Teresa Amodio

dal Bollettino dell’Associazione Italiana di Cartografia 172, EUT Edizioni Università di Trieste – Trieste, 2021

La ricerca si inquadra nell’ambito degli studi sulla marginalità che in gran parte della letteratura geografica collegano il paradigma concettuale a dimensioni territoriali ben precise (aree montane, aree interne, aree rurali). I diversi approcci, tuttavia, considerano lo spopolamento come condizione comune di fragilità, causa ed effetto delle espressioni di emarginazione spaziale. Rispetto a questa prospettiva è analizzata la connotazione demografica dei piccoli comuni al fine di mettere in evidenza l’esistenza di una trama territoriale della dispersione, di fatto geograficamente non dicotomica ma ampiamente diffusa e consistente in tutto il Paese. Da un punto di vista degli insediamenti, l’evidente spopolamento, se da un lato ha determinato forme estreme di abbandono, ravvisabili nell’esistenza di numerosi “paesi fantasma”, frazioni di territorio oramai completamente disabitate, dall’altro ha prodotto una costellazione di borghi antichi, in decadimento e a rischio abbandono, rispetto ai quali tuttavia alcune ipotesi di ripopolamento iniziano ad essere avviate. Le azioni volte al recupero e alla valorizzazione ai fini di una nuova residenzialità sono riconducibili a casistiche che sfuggono ad una ricognizione esaustiva oltre che ad una progettualità sovraordinata, top down, di livello nazionale, ma sono affidate all’azione di attori locali e regionali, anche se, recentemente, il tema del ripopolamento dei borghi è stato posto al centro del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, a testimonianza della rilevanza del tema.

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