Presentazione

 “L’etimologia della parola “ritorno” deriva da “girare il tornio”: il ritorno è soprattutto un lavoro mentale, rotatorio, attraverso cui ripensare i luoghi ai margini: ritornare per ripartire.”

La Rete del Ritorno ai luoghi abbandonati viene presentata nel 2013 e costituita formalmente nella primavera del 2015.

Nell’estate del 2011 un gruppo di testimoni, studiosi dell’abbandono, associazioni e cittadini si riunì per la prima volta e prese l’iniziativa di dar vita al primo “Festival nazionale del ritorno ai luoghi abbandonati”. Una serie di iniziative coinvolsero un ampio pubblico intorno al tema della riabitabilità dei paesi dimenticati della nostra penisola. Quel Festival si concluse con un appello pubblico destinato a chiunque fosse sensibile al progetto di far ripartire l’Italia dai margini e aderirono in tantissimi.

I luoghi abbandonati in cui siamo tornati a riunirci sono molti: l’Irpinia, la Calabria, L’Aquila, Riace, le Terre Alte dell’Appennino e le zone montane del nord d’Italia, queste esperienze hanno dato forza tanto da realizzare una rete.

Vorremmo che la Rete continuasse ad allargarsi e a infittirsi, che la fiaccola dei luoghi in rinascita percorresse tutto lo Stivale. Ci piacerebbe che la Politica, quella del centro ma anche quella dei piccoli comuni, ricominciasse a parlare dei margini come di una risorsa, del recupero dei luoghi abbandonati come del recupero di una cultura: la cultura fondativa, davvero, di un’Italia migliore. E che si potesse allo stesso tempo porre le basi per una narrazione, del Ritorno: un insieme di rappresentazioni a vario titolo capaci di innescare profonde quanto urgenti riflessioni su un Paese, il nostro.

I nostri obiettivi:

 mettere in rete i territori marginali

mettere in rete le esperienze dei Ritorni

dare ruolo ai territori ad alto valore artistico e culturale in stato di abbandono

diffondere e contaminare il pensiero verso una cultura del territorio

valorizzare le vocazioni naturali e spontanee dei territori marginali

riscoprire risorse in ciò che può sembrare “perduto”

dare dignità al territorio nazionale

 

I fondatori:

 

Antonella Tarpino (Presidente dell’Associazione Rete del Ritorno)
Ha preso parte al recupero della borgata abbandonata di Paraloup provincia di Cuneo su iniziativa della Fondazione Nuto  Revelli (di cui è una delle fondatrici insieme a Marco Revelli). Fa parte della Commissione montagna e dell’Osservatorio della Società dei Territorialisti.

Autrice di:
Geografia della memoria, ed Einaudi 2008; 
Spaesati, ed Einaudi 2012, Premio Bagutta 2013.
Il paesaggio fragile, Einaudi 2016, Premio The Bridge book Award.
Memoria imperfetta, Einaudi 2020.

Silvia Passerini (Vicepresidente dell’Associazione Rete del Ritorno)
Architetto, fondatrice e presidente di Associazione Thara Rothas etica e cultura materiale e Dis-Abitati,  fa parte dell’Associazione Cascine Milano.
Si occupa di progetti di valorizzazione territoriale. Ha condotto ricerche in merito al fenomeno di ritorni all’agricoltura consapevole, anche in collaborazione con  l’Università Statale e la  Regione Lombardia. Ha curato le attività culturali del settore Territori Resistenti all’interno della fiera Fa la cosa Giusta.
Collabora con il Politecnico di Milano.
Curatrice di alcune pubblicazioni realizzate dal Comune di Milano sulla storia minore della città. 

Coautrice di:
L’Italia è bella dentro, di Luca Martinelli, ed Altreconomia 2020

 

Alberto Saibene (Tesoriere dell’Associazione Rete del Ritorno)
Lavora in campo editoriale, scrive su Doppiozero, collabora con il Fai.
Si occupa del rapporto tra cinema letteratura e paesaggio.

Autore di:
L’Italia di Adriano Olivetti (Edizioni di Comunità, 2017)
Il paese più bello del mondo. Il FAI e la sfida per un’Italia migliore (UTET, 2019).
Ha approfondito il tema della comunità attraverso la curatela degli scritti di Adriano Olivetti.

Vito Teti (socio fondatore)
Già professore ordinario di Antropologia all’Università della Calabria.
I percorsi della costruzione identitaria, l’antropologia dei luoghi e dell’abbandono, la storia e l’antropologia dello spopolamento e delle rigenerazione dei luoghi sono tra le tematiche al centro della sua scrittura e delle sue numerose pubblicazioni. E’ autore di reportage fotografici, di racconti, di memoir e narrazioni in cui intreccia etnografia, storia, autobiografia, memoria orale e memoria individuale.
È tra i promotori di “Riabitare l’Italia”

Autore di:
Il senso dei Luoghi, ed Donzelli 2004.
Quel che resta. L’Italia dei paesi, tra abbandono e ritorno,  Donzelli, Roma 2017
Il vampiro e la melanconia, Donzelli, Roma 2018
Il colore del cibo, Meltemi, Milano 2019
Pathos (con Salvatore Piermarini), Rubbettino, Soveria Mannelli 2019
Prevedere l’imprevedibile, Donzelli, Roma 2020
Nostalgia, Marietti 1820, Bologna, 2020.